I silenzi del super dirigente in carcere e dell’Aministrazione Mastella. Una riflessione dell’avv. Gino De Pietro
Riceviamo e pubblichiamo, 28 aprile 2026
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SANTAMARIA: A CHE PUNTO SIAMO ?
L’aspetto processuale
Gennaro Santamaria, già dirigente apicale del Comune di Benevento e responsabile del gabinetto del sindaco, con uno stipendio annuo, per quel che si sa, di circa 114 mila euro annui, analogo a quello di un sottosegretario di stato, è stato arrestato in flagranza di reato dai Carabinieri di Benevento per concussione ai danni di un imprenditore della città.
L’arresto, convalidato, è stato seguito dalla misura della custodia cautelare in carcere per inquinamento delle prove e pericolo di reiterazione del reato emessa dal GIP ed integralmente confermata dal Tribunale del Riesame di Napoli.
L’arrestato, interrogato dal GIP, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ ammesso ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del riesame per soli motivi di legittimità. In ogni caso la decisione potrebbe intervenire ad estate inoltrata.
Essendo stata confermata la misura cautelare dal riesame, la Procura potrebbe optare per il giudizio immediato “cautelare”, ai sensi del comma 1 bis dell’art.453 c.p.p. Tale scelta comporterebbe l’eliminazione dell’udienza preliminare, ritenuta dal legislatore, in casi simili, del tutto superflua, essendovi un quadro probatorio delineato sia dall’arresto in flagranza sia dalla conferma, in ordine ai gravi indizi di colpevolezza, da parte del riesame, della misura cautelare.
Del resto, finanche la difesa dell’indagato pare abbia impugnato la misura solo quanto alla qualificazione giuridica – affermando che non sarebbe concussione ma corruzione o induzione indebita – e alla possibilità di soddisfare le esigenze cautelari con la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari col braccialetto elettronico.
Se le mie notizie in merito, derivanti dalla lettura dei giornali, fossero imprecise, ne faccio fin d’ora ammenda e prenderò atto delle eventuali, diverse evidenze che dovessero emergere. Se così è, però, allora appare del tutto ragionevole immaginare un tale esito processuale che potrebbe condurre l’imputato a processo a breve.
A quel punto non resterebbe che scegliere per il giudizio abbreviato, nel breve termine dalla notifica del decreto, anche per ottenere la diminuzione della pena derivante dalla scelta del rito, o andare incontro ad un dibattimento che non si prevede troppo complesso, viste le emergenze riassunte dalla stampa.
Ci sono mezzi di informazione che sottolineano che questo è un momento cruciale per l’accusato, che dovrebbe scegliere, prima che sia troppo tardi, mi par di capire, se collaborare con gli inquirenti o continuare a tacere, come ha fatto.
La stampa a cui mi riferisco intende sottolineare che un atteggiamento diverso del Santamaria potrebbe essere vantaggioso sia ai fini della misura cautelare che ai fini della pena finale.
Staremo a vedere cosa sceglierà di fare l’arrestato, assistito dai suoi due difensori.
L’aspetto umano
Santamaria è una persona ultrasessantenne, incensurata, che è entrata per la prima volta nel circuito carcerario, da dirigente comunale. E’ quello che, comunemente, si chiama un “colletto bianco”.
Un parlamentare del territorio, intervistato da Enzo Colarusso, giornalista di LabTV, ha rammentato l’aspetto umano, doloroso della vicenda. Condividendo tale considerazione, suggerirei ai parlamentari locali, che non sono stati molto prodighi di commenti politici sul caso, di recarsi, come nelle loro prerogative, al carcere, per verificare le condizioni del detenuto che, comprensibilmente, li preoccupano.
Nell’occasione, se non l’hanno già fatto, potrebbero anche far visita anche agli altri detenuti, che di sicuro gradirebbero l’interessamento.
L’aspetto sociale e politico
Santamaria non ha ricoperto l’incarico di dirigente per concorso, ma per nomina fiduciaria. Non era un impiegato del comune di Benevento, ma un personaggio che ha ricoperto varie cariche politiche nel corso della sua lunga carriera.
Il sindaco, da quando è scoppiato il caso, non proferisce parola in argomento, sfugge alle domande dei giornalisti e mostra anche fastidio verso chi gliele rivolge. Il suo imbarazzo è comprensibile, visto che Santamaria non è certamente uno sconosciuto per lui.
Ha disertato perfino la manifestazione del 25 aprile, delegando un assessore. Forse perché presagiva il cartello che alcuni manifestanti hanno sollevato a piazza Roma, forse perché temeva le contestazioni dei cittadini e delle associazioni.
Come sia, non ha disertato il giorno dopo la manifestazione per la promozione in serie B della squadra di calcio locale: Cum maiora premunt… (quando incombono fatti epocali…). Forse perché lì non temeva fischi o contestazioni, ma, al massimo, qualche mortaretto…
Non si è dimesso nessuno, se si esclude Santamaria, che, peraltro, era già in carcere.
Non si discuterà del caso neanche al prossimo Consiglio Comunale, non si sa se perché non sia stata avanzata dal quinto dei consiglieri necessario a renderla vincolante o se sia stato il Presidente del Consiglio Comunale a non darvi corso pur in presenza di tale quorum.
Non pare, comunque che si registrino proteste contro il presidente né che vi siano interventi formali e pubblici da parte dei componenti del consiglio, cui incombe l’obbligo di controllare sull’amministrazione attiva.
Nemmeno pare ci siano state interrogazioni o interpellanze o accessi agli atti e ai documenti attinenti alla correttezza amministrativa della questione emersa e di quelle comunque seguite, anche puramente de facto, da Santamaria.
Non risulta alcuna attività specifica di esplorazione della prassi amministrativa che ha permesso al dirigente arrestato di commettere ciò di cui è accusato da parte dell’A.G.
Ci si lagna ognora dell’invadenza giudiziaria ma, poi, al momento opportuno, gli organi amministrativi, sia tecnici che politici, non pare si orientino molto sulle vicende anche eclatanti, come quella in esame nè sentono il dovere di assumere iniziative volte a debellarle e a determinare le condizioni perché non si ripetano.
C’è, tuttavia, un’iniziativa promossa dai consiglieri di opposizione: la richiesta di una commissione consiliare d’indagine.
Orbene, se le mie circoscritte conoscenze in argomento non mi ingannano, per costituire tale commissione sarebbe necessario il voto della maggioranza assoluta dei consiglieri e, mi permetto di osservare, se così è, allora mi sembra molto ardito immaginare che la maggioranza assoluta dei consiglieri voti per l’istituzione di una tale commissione, che, prevedibilmente, non nascerà mai.
Se poi, per una qualche congiuntura favorevole, dovesse essere costituita e svolgere le sue funzioni, non sarebbe parimenti la maggioranza dei consiglieri a dover adottare i provvedimenti conseguenti e gli orientamenti sulle deliberazioni da assumere?
Nel frattempo, tutto procede come se nulla fosse accaduto.
Il sindaco, salvo qualche deserzione e qualche rapida fuga dai microfoni, continua a parlare di tutto ciò che non riguarda lo scenario che potrebbe celarsi sotto la vicenda Santamaria; gli assessori, idem; i dirigenti idem.Sarà per questo che alcuni giornalisti cercano di smuovere le acque nella speranza che Santamaria parli e… dia la linea.
Del resto, c’è stato anche qualcuno che ha detto che i cittadini voterebbero perfino il cane di casa Mastella, e neanche a questo dileggio c’è stata una reazione di qualche entità, se non da parte di talune eccezioni sempre più rare ed isolate.
Colui che ha osato scrivere una tale nefandezza disprezza i cittadini di Benevento e, credo, li sottovaluti.
Ha voluto trattarli, dal basso del suo disprezzo, peggio di come Caligola trattava i senatori di Roma. Non ha pensato che Caligola era un sovrano assoluto e dissoluto, considerato pazzo dai suoi contemporanei e che, dopo un po’, fu fu posto fine al suo “imperium” e la sua stessa memoria condannata all’oblìo, con la “Damnatio memoriae”.
Spesso, coloro che ossequiano più profondamente il potente, ne accelerano la caduta.
Attendiamo, fiduciosi, l’operato della magistratura sulla vicenda giudiziaria e, sereni, la fine di questa consiliatura comunale, essendo chiaro che nulla di rilevante verrà da questo versante prossimamente.
In democrazia, fortunatamente, bastano la critica e il voto per decidere la sorte politica.
Avv. Gino De Pietro

