MillenniuM ricorda i fatti e propone riflessioni interessanti sulla rivoluzione fallita del neoliberismo, l’attuale situazione nazionale e internazionale, la “strategia della tensione”, la necessità di una nuova partecipazione politica.
Post del 21 luglio 2026
Anche quest’anno gran parte della stampa ricorda solo che a Genova a luglio 2001 ci furono manifestazioni violente contro la “globalizzazione” ma è chiaro da tempo, anche a seguito di vari processi e inchieste internazionali, che una “strategia della tensione” organizzata dai servizi segreti portò alla modifica della “zona rossa”, il carcere segreto di Bolzaneto, l’utilizzo dei Black Bloc per provocare gli scontri, la morte di Carlo Giuliani, la “fabbricazione di false prove” per giustificare l’aggressione ai giornalisti nella scuola Diaz.
Prima delle provocazioni si tennero in città molti incontri, dibattiti, piazze tematiche alle quali partecipai anch’io, delegato di Forum Ambientalista- Movimento rosso verde, per argomentare le critiche alla “globalizzazione” degli 8 grandi della Terra che promettevano di ridurre la fame e la povertà nel modo ma in realtà pensavano al neoliberismo per sfruttare meglio esseri umani, risorse e beni comuni.
C’erano movimenti di carattere religioso (Pax Christi, Teologia della liberazione, Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, Federazione Chiese Evangeliche, ecc); associazioni nazionali (Arci, Acli, ANPI, WWF, Legambiente, Forum Ambientalista, ATTAC, Altra Agricoltura, Mani Tese, Lila, Rete Lilliput, Medici per l’Ambiente, ecc); sindacati (Cobas, RdB-CUB, FIOM, ecc); associazioni studentesche, movimenti femministi, Rete No Global, Tute bianche, Disobbedienti, Centri Sociali, Giovani Comunisti, Verdi, Rifondazione Comunista, la federazione genovese dei Democratici di Sinistra, ecc.
Parteciparono scienziati, intellettuali, attivisti internazionali, tra i quali: Vandana Shiva, scienziata e ambientalista indiana; Walden Bello, economista per la de-globalizzazione; Bernard Cassen, direttore di Le Monde Diplomatique; José Bové, contadino francese contro gli OGM per la “sovranità alimentare”; Susan George del movimento internazionale per la Tobin Tax; Neil Watkins della rete globale per la giustizia economica; Manu Chao, cantautore.
Grande partecipazione, confronti di altissimo livello, analisi, idee e proposte per “cambiare il mondo” alle quali fu contrapposta la mattanza del 20-21 luglio organizzata dal Governo Berlusconi e delle destre che servì a convincere anche una parte della sinistra che i Social Forum avevano idee pericolose e quindi andavano eliminati.
Provammo a resistere a questo “disegno eversivo” ma fu inutile: alla sinistra di governo la “globalizzazione” piaceva e temeva i movimenti politici spontanei non controllati dai partiti.
Il mensile Millennium a metà giugno (ma ancora lo trovate in qualche edicola o libreria) ha pubblicato lo speciale “G8-SCUSATE AVEVATE RAGIONE VOI, 25 ANNI DOPO GENOVA, DA DESTRA A SINISTRA SI SCOPRONO TUTTI NO GLOBAL” per ricordare i fatti e proporre una riflessione.
Pubblichiamo una sintesi della presentazione.
“Sono passati 25 anni dal G8 di Genova, quando centinaia di migliaia di persone manifestarono contro la globalizzazione neoliberista e i sanguinosi scontri di piazza segnarono un prima e un dopo. Non solo per chi c’era, ma anche per la gestione dell’ordine pubblico negli anni a venire. Il numero di giugno di MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in libreria da venerdì 12 giugno, propone un’ampia ricostruzione di quelle giornate, a firma di Mario Portanova: il blocco nero, le cariche contro i manifestanti inermi, la catena di errori – o peggio – che porta all’uccisione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, le violenze e gli abusi a Bolzaneto e alla scuola Diaz… Ma MillenniuM non si ferma al ricordo di quei giorni. Venticinque anni dopo prova a rispondere alla domanda: chi aveva ragione fra i “grandi della terra” che promettevano più benessere e democrazia per tutti grazie al libero mercato globale, e il movimento che li contestava fuori dalle grate della zona rossa? Salvatore Cannavò ricostruisce la crisi della globalizzazione e delle sue istituzioni, a partire dalla famigerata Organizzazione mondiale del commercio, sotto l’urto di crisi finanziarie, guerre, nuovi equilibri geopolitici, pandemia… Chiara Brusini fa parlare i numeri: l’andamento delle disuguaglianze in questo quarto di secolo mostra chiaramente che gli sconfitti della globalizzazione sono proprio le classi medie occidentali (in Italia ancor più che altrove) e i poveri, sempre più poveri. Del resto la più autorevole, recente, autocritica su questo fronte è arrivata da Mario Draghi, racconta Roberto Casalini, che descrive anche la “conversione” di chi all’epoca si accaniva contro i manifestanti, a partire da Giorgia Meloni. ….”
Gabriele Corona

