Rosita Galdiero, sindacalista sotto scorta, si è inventata le minacce. Solidarietà alla CGIL

Altra Benevento aveva ritenuto che non ci fossero legami tra le minacce denunciate e la sua testimonianza nel processo per i Centri Migranti

Comunicato del 9 maggio 2024

Per la Procura della Repubblica di Roma la dirigente nazionale FIOM-Cgil Rosita Galdiero, beneventana, si è inventata le gravi minacce anonime (lettere, proiettili, presunto pacco bamba) grazie alle quali le era stata concessa la scorta.

In particolare la Galdiero, ex segretaria della Camera del Lavoro di Benevento poi trasferita a Roma, aveva denunciato di aver ricevuto il 13 giugno 2022 nella sede nazionale della FIOM una busta con un proiettile, pochi giorni prima della sua testimonianza al processo contro Paolo Di Donato ed altri per la gestione dei Centri per Migranti.

In quella occasione Altra Benevento, con un comunicato alla stampa del 15 giugno, avanzò molti dubbi sulla ipotizzata relazione tra la minacce alla Galdiero e la sua testimonianza perchè Di Donato, molto noto anche alla stampa nazionale per le sue esibizioni in motoscafo o con auto di lusso, … è sicuramente un personaggio eclettico, tuttora ancora molto attivo sui social con commenti sorprendenti, ma certamente neppure a lui verrebbe mai in mente di minacciare platealmente un testimone, due giorni prima del processo. E’ una mossa controproducente per qualunque imputato”. 

Di conseguenza ritenemmo che si dovessero ipotizzare altri possibili moventi delle denunciate minacce.

Dalle recenti informazioni di stampa si apprende che la Digos di Benevento nel corso di una complessa indagine disposta dalla locale Procura della Repubblica a seguito delle prime lettere di minacce denunciate dalla Galdiero, ha accertato, con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, che la sindacalista con l’aiuto di un dipendente della FIOM aveva confezionato e posizionato nella sede nazionale del sindacato, la busta con il proiettile e preparato una successiva lettera minatoria pervenuta nella sua abitazione di Solopaca.   

Ieri la Galdiero con un comunicato alla stampa ha dichiarato che si tratta di “odiose accuse” apprese a mezzo stampa e che si sospende ora da ogni incarico sindacale per potersi difendere.

Di certo, però, la Galdiero ha ricevuto alcuni mesi fa dalla Procura della Repubblica di Roma, subentrata a quella di Benevento, una comunicazione di Chiusura Indagine e quindi conosceva già da tempo le accuse mosse dai magistrati.

Si tratta di una vicenda molto grave e che genera profonda tristezza: una dirigente di un sindacato di sinistra si inventa minacce di morte, ottiene la tutela della polizia e viaggia con auto e autista pagati con i soldi delle tessere dei lavoratori.

Speriamo che la CGIL, alla quale esprimiamo solidarietà, si costituisca Parte Civile nel processo a tutela della sua immagine e per recuperare, quanto meno, i soldi spesi per la tutela della sindacalista che ha simulato le minacce.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”



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