Progetti Torre-Sala e 3 gallerie, un mix di ignoranza e menzogne

Una riflessione dell’ing. Giovanni Giusti, portavoce del Comitato “Basta opere inutili e dannose. Difendiamo la vivibilità. No alle gallerie”

30 luglio 2025

Riceviamo e pubblichiamo le seguenti riflessioni:

PROGETTO per l’ABBATTIMENTO e la RICOSTRUZIONE delle scuole TORRE-SALA

L’ultimo posto utile per l’ottenimento dei finanziamenti per l’abbattimento degli edifici delle scuole “Federico Torre” e “Nicola Sala” fu conseguito modificando, in corso di gara, gli indici di rischio sismico, mediante l’assunzione di un valore inferiore dell’accelerazione capacitiva.

In sede di elaborato di valutazione della vulnerabilità sismica, i due redattori avevano calcolato tale indice mediante il metodo parametrico, che consiste nel moltiplicare due fattori tabellati: una banale operazione aritmetica, che li aveva condotto al prodotto pari a 109cm/sec2.

In corso di gara, ognuno dei due, e separatamente, firmò un documento che affermava che tale accelerazione aveva il valore di 40cm/sec2 , ottenuto con un calcolo a mano, mai mostrato. Ce va sans dire che i due documenti firmati, identici, siano stati concordati tra i due e con il committente. Nella pulsione a correggere, dimenticarono che li avevano già fatti a mano; altra ipotesi è che chi redasse il documento non sapesse che il calcolo parametrico era manuale.

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Nell’ultima versione del progetto, la cui realizzazione è stata avviata da poco, compare una relazione di variante che, alle pagine 6 di 9, contiene un paragrafo “IMPREVISTI IN CORSO DI REDAZIONE DELLA PERIZIA”. Siamo, quindi, in presenza di una variante, nel corso della elaborazione della quale si verificano imprevisti. La cosa pone interrogativi, il primo dei quali è: “Quali sono i motivi che hanno indotto ad elaborare una variante di progetto in corso d’opera?”

L’articolo 120 del Codice dei Contratti Pubblici DLgs36/2023 definisce i casi in cui si possono modificare i contratti in corso d’opera e, al comma 1c, elenca le “circostanze imprevedibili da parte della stazione appaltante”:

1. le esigenze derivanti da nuove disposizioni legislative o regolamentari o da provvedimenti sopravvenuti di autorità o enti preposti alla tutela di interessi rilevanti;

2. gli eventi naturali straordinari e imprevedibili e i casi di forza maggiore che incidono sui beni oggetto dell’intervento;

3. i rinvenimenti, imprevisti o non prevedibili con la dovuta diligenza nella fase di progettazione;

4. le difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non prevedibili dalle parti in base alle conoscenze tecnico‐scientifiche consolidate al momento della progettazione.

Nel paragrafo iniziale della relazione “CRONOLOGIA” si elencano tre motivi a base della variante:

1. introduzione di tecniche finalizzate a ridurre i tempi di esecuzione;

2. eliminazione dell’auditorium,

3. eliminazione dei sistemi frangisole e dell’impianto fotovoltaico.

Una semplice comparazione evidenzia la totale incongruenza con il dettato legislativo, ma v’è di più. Quali sono gli imprevisti, ulteriori, in corso di elaborazione della variante? Il rinvenimento di tubazioni pluviali di cemento amianto e di fasce bituminose sull’estradosso del solaio di copertura.

Ora, si effettui il confronto con il caso 3 del comma 1c: sconcertante!

La legge parla di “dovuta diligenza in fase di progettazione” e questi hanno la faccia tosta di denominare imprevisti le pluviali a vista e le guaine bituminose, due cose banali che divengono due eccezionalità.

Se nei casi precedente siamo a Zelig, nel terzo siamo al gioco delle tre campanelle. Viene mostrata una sezione retta delle fondazioni, con il piano di posa dell’ala della trave rovescia a ‐3,10m dal piano di  calpestio.

Nella relazione si afferma che il reticolo di trave rovesce (che non hanno alcunché di particolare)  interferisce con la fondazione dell’edifico in progetto, costituito da due piastre spesse 0,80m e 1,20m. La lettura del disegno mostra che il piano fondale è a ‐4,50m dal piano di calpestio ossia 1,40m sotto il piano di posa dell’edificio esistente: il che vuol dire che tutto andava smantellato per formare un vuoto con il fondo a ‐ 4,50m. Dove sta l’interferenza?

Una miserevole scusa per cambiare il tipo di fondazione da diretta a profonda; infatti, il progetto variante prevede pali su plinti, con un costo amplificato.

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COMPLETAMENTO ASSE INTERQUARTIERE STADIO-VIALE MELLUSI CON 3 GALLERIE

 In corso di costruzione, i consulenti geotecnici per le fondazioni del viadotto, che attraversa il Fiume Sabato e la ferrovia Benevento‐Avellino, furono il Prof. Ing. Carlo Viggiani e l’Ing. Donato Ferro. Coerentemente con quanto ha insegnato, il Prof. Viggiani impose di cambiare le fondazioni dei pilastri del viadotto da profonde a superficiali ossia da palificate a piastre: è una bestemmia fare fondazioni profonde in ghiaia. La cosa generò una tremenda incazzatura della ditta Provera e Carrassi. Terminata la consulenza, i due non furono più chiamati.

Si legge scritto nella delibera del 14 ottobre 2022 n°191: “In data 27 novembre 1989, a seguito delle risultanze geotecniche dei terreni attraversati dalla galleria in via Martiri di Ungheria, fu elaborata una ulteriore perizia di variante dell’importo complessivo di £. 31.500.000.000 con una maggiore spesa di £. 5.500.000.000 che non fu mai Finanziata”.

Il contratto d’opera con la ditta Provera e Carrassi era stato firmato il 18 gennaio 1988. Si deve dedurre che le indagini geotecniche siano state fatte ex post ossia quasi due anni dopo l’avvio dei lavori.

Si resta sconcertati.

L’11 marzo 1983 fu emesso il DM, noto come “Norme tecniche per le indagini geotecniche”, poi sostituito dal DM 11 marzo 1988, stesso tema, in esecuzione al dettato dell’articolo 1 della legge 64/74, recante provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche.

Esso imponeva che il progetto di opere civili dovesse essere preceduto da una campagna d’indagini geotecniche e geofisiche, basate su una relazione geologica, e svolte su programma del progettista, per arrivare alla definizione del modello geotecnico del volume d’interesse.

Rimarco: prima di avviare la progettazione. Qui, invece, si dichiara che le indagini sono state svolte quasi due anni dopo l’avvio dei lavori.

Questo elemento va ad aggiungersi a tutti i rilievi che abbiamo mosso finora alla documentazione procedurale e rafforzano il giudizio di assenza di progetto.

A tal uopo va ricordato la determina dell’ufficio tecnico (determina 217 del 23 giugno 2025), che contiene un documento di indirizzo alla progettazione, che richiede altre risorse economiche per studiare il collegamento ferroviario tra le parti della città.

Un assurdo, che proseguendo sulla linea di spararla sempre più grossa, la giunta comunale ha trasformato in delibera, pubblicandone gli annessi solo dopo sollecitazioni e prese di posizione di comitato e altri organismi.

Ne dice tante, questo dip, talmente assurde che non vale, qui, la pena di sottoporle a timely checking (torneremo su questi documenti), ma che dimostrano, non solo che sono incapaci di vedere i problemi, tampoco di esaminarli, ma che null’altro sanno fare se non vendere chiacchiere.

Giova solo evidenziare che, dopo aver strombazzato che l’opera doveva solo essere completata, adesso si fa un balzo indietro chiedendo soldi per un nuovo progetto.

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Tutte le leggi sui lavori pubblici tracciano un percorso rigoroso che va esplorato con la regola dell’arte. Esse hanno un obiettivo fondamentale: evitare le variazioni di progetto e, nel caso vi siano, fuori dai casi indicati dal codice, individuare il responsabile e fargli pagare l’errore: tutto a tutela delle risorse della comunità e delle comunità coinvolte.

Rientrano in questa logica gli obblighi del progettista per la valutazione dell’impatto sui parametri ambientali, dell’impatto delle lavorazioni sull’ambiente prossimo (sollevamento polveri, produzione di rumori, produzione di rifiuti e loro classificazione, effetti della costruzione sui manufatti limitrofi), dell’impatto sull’ambiente esteso (punti di approvvigionamento dei materiali, punti di scarico dei residui e delle demolizioni e loro percorso), dei tempi di costruzione, dell’organizzazione del cantiere, del controllo degli effetti sulle cose esterne in corso d’opera e in corso d’esercizio, i piani di manutenzione, i piani di controllo degli inquinanti, i piani di sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente esterno.

Per le opere finanziate dal PNRR, è stato introdotto un criterio molto stringente, detto DNSH, acronimo, che sta per DO NOT SIGNIFICANT HARMING, ossia l’opera e la sua produzione non devono produrre disturbo all’ambiente, devono essere a bilancio energetico zero o positivo. Questo criterio restringe ulteriormente quello in essere in Italia, riferibile ai CAM, acronimo di Criteri Ambientali Minimi.

Questi vincoli impongono una modifica culturale dell’approccio alla progettazione. E’ inammissibile l’atteggiamento HARD degli anni 1980 e altrettanto inammissibile riproporlo oggi.

Le opere devono essere giustificate da bilanci energetici e da rapporti costo‐benefici favorevoli. Nulla di tutto questo si ritrova nell’incartamento deliberato dal Comune di Benevento il 14 ottobre 2022 e il 18 novembre 2024, e, ancor prima, nel 2018 e, ancor ora, nella delibera del 28 luglio 2025.

Affermare che si tratta di un completamento è un falso (si aggiunge alla falsa dichiarazione di presenza nel PUC), chi parla di progetto da eseguire non sa che, negli anni 1980, la progettazione delle gallerie si faceva con strumenti primordiali, zero rispetto agli attuali, ossia un azzardo.

Il finanziamento per le scuole Torre e Sala appartiene, come titolo degli elaborati, al PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA – PNRR ‐ Missione 2 ‐ Rivoluzione verde e transizione ecologica ‐ Componente 3 ‐ Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici ‐ Investimento 1.1: Costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici.

Nel progetto, ora in esecuzione, sono stati ridotti gli isolamenti delle pareti e tolto l’impianto fotovoltaico, rendendo così energivora la conduzione dell’edificio.

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Concludo con una domanda ai pochi che leggeranno questa nota: è lecito che delle regole statuite da leggi in vigore sia fatta strame? È lecito che gli interessi della comunità siano gestiti in modo avventuristico da soggetti pagati con le risorse della comunità? È lecito che gli interessi della comunità siano piegati a scopi personali, con danno della stessa e spreco delle risorse della comunità? In ultimo, con grande sacrificio, chiedo: quanti dei vostri risparmi affidereste a questa gente?

GIOVANNI GIUSTI (Portavoce del Comitato “Basta opere inutili e dannose. Difendiamo la vivibilità. No alle gallerie”)

P.S. Nella foto di AI: errori di progettazione, bambini della scuola Torre costretti a fare lezioni nel tunnel di via Martiri D’Ungheria



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