Urbanistica-Edilizia

Le tante stranezze del progetto Malies-Orsoline da € 14,4 milioni

La Commissione di gara di appalto ha attribuito punteggi clamorosamente diversi ai concorrenti per la qualità tecnica delle proposte

Post 12 aprile 2024

Si è conclusa dopo tre mesi la gara per l’aggiudicazione della progettazione esecutiva e la esecuzione dei lavori per la ristrutturazione del Malies, l’ex mercato dei commestibili, e l’attiguo stabile ex Orsoline di via Gaetano Rummo.

Tutta la lunga fase per stabilire la destinazione d’uso delle due aree e degli edifici è stata caratterizzata da molte stranezze, veramente non usuali.

Per il Malies era stato concesso dalla Regione nel 2018 un finanziamento di un milione di euro per la ristrutturazione che in breve tempo avrebbe dovuto consentire di “restituire il mercato alla città” come più volte annunciato dal sindaco Clemente Mastella e dall’assessore Mario Pasquariello.

Ma nonostante l’appalto assegnato ad una ditta casertana, il pagamento dell’acconto e la installazione del cantiere, quei lavori non sono stati mai realizzati.

Nello stabile ex Orsoline si sarebbe dovuto realizzare un Ostello a spese di una piccola società privata beneventana che aveva un capitale sociale di 40 mila euro (pignorati) ma prometteva di investire in città sei milioni di euro.

Anche quella proposta, accolta con soddisfazione dall’amministrazione Mastella nel 2016, servì per acquisire punti e finanziamenti ministeriali destinati al Piano Periferie, ma di Ostello ex Orsoline non si è più parlato.

Nel 2019 quello stabile fu assegnato dal Comune all’Università del Sannio che dopo aver speso un po’ di soldi per lavori rinunciò ad utilizzarlo.

Sono storie assurde, paradossali, inquietanti ed emblematiche delle stranezze che ruotano a Benevento intorno agli appalti per opere pubbliche, sulle quali torneremo.

L’ultimo progetto presentato nel 2021 dal Comune di Benevento riguarda di nuovo l’utilizzazione del Malies come mercato dei prodotti a km 0 e l’edificio ex Orsoline per incubatore d’imprese e residenze destinate soprattutto agli studenti universitari, finanziato con 14 milioni e 400.000 euro da tre ministeri.    

A dicembre 2023 è stata bandita la gara per la progettazione esecutiva e la esecuzione dei lavori che si è conclusa l’8 aprile con l’aggiudicazione alla ATI (Associazione Temporanea di Impresa) costituita CONPAT scarl e dalla I.CO.GE. srl.

Ambedue le società hanno sede a Roma ma al Consorzio CONPAT aderiscono alcune società beneventane tra le quali Costruzioni Generali Izzo, partecipata anche da Antonio Izzo, ex sindaco di Montesarchio.

La Commissione di gara, composta dall’arch. Antonio Iadicicco, dirigente LLPP, l’arch. Antonella Moretti, dirigente Urbanistica e l’ing. Giovanbattista Iorio, tecnico comunale, l’8 aprile con il verbale n.8, ha assegnato alla proposta CONPAT – I.CO.GE. 92,806 punti, un giudiuzio eccellente.

Il secondo classificato, l’ATI capeggiata da Barone Costruzioni, ha ottenuto solo 77,631 punti, poco meno il Consorzio Jonico, il Consorzio Stabile Medil e gli altri cinque concorrenti.

Ma in verità la partita per l’assegnazione dell’appalto si era già chiusa il 29 marzo quando la Commissione aveva assegnato a CONPAT – I.CO.GE. per la proposta tecnica presentata da un gruppo di tecnici non indicati nei verbali, 76,90 punti (il massimo consentito per 9 voci su 13). Invece il diretto concorrente, l’ATI di Barone Costruzioni aveva ricevuto solo 58,13 punti per la proposta presentata dal gruppo di tecnici capeggiati dal prof. Vincenzo Rosiello.

Chiaramente la ATI Barone non avrebbe potuto superare tale divario (quasi 19 punti) neppure con una offerta economica bassissima.  Infatti, il ribasso del 15,77 % rispetto al 7,65% offerto da Consat ha consentito all’ATI Barone di recuperare solo 4 punti.

Come mai una valutazione tanto diversa sulla qualità del progetto esecutivo che non si poteva discostare da quello preliminare posto a base di gara?

Dai verbali non si evince e quindi chiediamo al presidente della Commissione di gara, Antonio Iadicicco, di dare qualche spiegazione perché gli appalti sono materia delicata, come dimostrano anche le recenti notizie di cronaca giudiziaria in Italia, e quindi è necessaria la massima chiarezza.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”

Abbattere il mamozio davanti al Duomo, frutto della speculazione “culturale”

Venticinque anni fa con la delibera 170 fu stravolto il Piano Particolareggiato per costruire due edifici davanti al Duomo. I Giudici amministrativi hanno annullato le autorizzzaioni, ma l’amministrazione Mastella fa finta di non saperlo per favorire l’affare di un misterioso imprenditore.  

Comunicato stampa del 23 marzo 2024  

Il 23 marzo 1999 la Giunta Comunale della seconda amministrazione Viespoli approvò la delibera n.170 con la quale fu stravolto il Piano Particolareggiato del Centro Storico redatto dagli architetti Bruno Zevi e Sara Rossi che prevedeva la costruzione di un edificio di tre piani, allineato lungo via Pasquali, lontano dal Duomo in modo da consentire la realizzazione di una grande piazza pubblica antistante il monumento.

Con quell’atto perverso fu prevista sul lato della piazza, vicino all’edificio preesistente all’angolo tra Corso Garibaldi e Corso Vittorio Emanuele, la costruzione dell’edificio privato del CEPID (Consorzio Edilizio Piazza Duomo) di 6.000 metri cubi, per consentire la realizzazione, proprio davanti alla cattedrale, di un altro “pieno” al posto del “vuoto desolante della piazza” come allora sostenne l’assessore all’urbanistica in carica, l’arch. Giuseppe Iadicicco.

Poi, negli anni 2004-2005 fu autorizzata la costruzione del palazzo pubblico che l’amministrazione D’Alessandro definì “piazza coperta” con un museo, su suoli privati mai ceduti al Comune.

A cose fatte, per tentare di dare una giustificazione “culturale” alla arbitraria modifica del Piano Particolareggiato e del Piano Regolatore le amministrazioni di centro destra si adoperarono con conferenze stampa, mostre, distribuzione di materiale divulgativo ed organizzarono un concorso di progettazione farlocco (in sostituzione del Concorso di Idee) con un preliminare che prevedeva il “muro muto” davanti alla Cattedrale e premiò invece la proposta del “mamozio” con la facciata multicolore.

Oggi, dopo 25 anni dalla delibera 170 che diede inizio alla sciagurata manipolazione politica degli strumenti urbanistici, dinanzi alla Cattedrale, il cuore del centro antico, rimangono lo scheletro del palazzo Cepid non completato a causa di un annoso contenzioso con il confinante condominio e l’edificio pubblico, anch’esso incompleto, costruito su suoli privati grazie alle delibere di consiglio comunale n. 44 del 28 ottobre 2004 e n. 16 del 22 marzo 2005.

Quegli atti sono stati annullati dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1009 del 10 febbraio 2020 che ha confermato la sentenza del Tar Campania n. 9974 del 2007.

Le due decisioni dei giudici amministrativi sono chiare, inequivocabili, ma gli autori di quelle disgraziate decisioni che finora hanno prodotto solamente contenziosi e 22.000 metri cubi di cemento che cadono a pezzi, ancora non riescono ad ammettere i propri errori.

Anzi, si ostinano a difendere (vedi i recenti interventi di Pasquale Viespoli e Nazzareno Orlando) quelle decisioni e pretendono che siano completati l’edificio privato e il museo-piazza coperta progettato da insigni architetti, come se questo fosse sufficiente per “annullare” le due sentenze.

Ultimamente a difesa del mamozio è scesa in campo anche una associazione artistica, promossa da Pellegrino De Santis, noto consulente della famiglia Fasolino che ancora insiste per realizzare a Benevento la Luminosa, centrale a turbogas.

Meno caratterizzato sul piano “culturale” è il comportamento della amministrazione Mastella che vorrebbe consentire ad un misterioso imprenditore privato, già individuato, di completare l’edificio davanti al Duomo con le modifiche necessarie per aprire qualche pub-ristorante.

Per raggiungere questo obiettivo la giunta comunale con la delibera n. 33 del 12 marzo 2021 ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il finanziamento di 797.000 euro solo per progettare l’adeguamento mercatale del mamozio da realizzare con un Project Financing di quasi di 7.960.0000 euro, in gran parte proveniuenti da privati, senza tener conto delle sentenze dei giudici amministrativi, come se non esistessero.

Il finanziamento ministeriale è stato garantito e quindi l’amministrazione Mastella con la delibera di Giunta n. 63 del 28 febbraio 2024 ha affidato l’incarico di realizzare il progetto di fattibilità per il nuovo look del mamozio alla società OFFTEC interessata anche alla realizzazione del Campo da Golf.

Ovviamente anche in questo atto non si fa alcun riferimento alle due sentenze del TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato gli atti amministrativi con i quali quell’edificio fu autorizzato e che, di conseguenza, non consentono che il mamozio sia completato.  

Negli atti del Comune non c’è traccia neppure del Project Financing ad iniziativa privata e quindi non si comprende chi sarebbe il misterioso imprenditore, o la cordata di imprenditori, che dovrebbe investire quasi 8 milioni di euro per completare e far fruttare economicamente un edificio abusivo.

Non si comprende neppure in che modo il tentativo maldestro di sfruttare il mamozio dovrebbe coinvolgere anche il connesso scheletro del palazzo privato del Cepid, al quale non si fa riferimento nella scheda inviata al Ministero con la richiesta di finanziamento per il “risanamento e la riqualificazione” dell’area.

Insomma, un ulteriore intreccio di atti contradditori, omissioni e presunte operazioni artistico-culturali per tentare di realizzare affari nel cuore del centro storico, davanti alla Cattedrale, bene pubblico dei cittadini.   

Gabriele Corona, movimentoAltra Benevento è possibile

Sanav, sequestrato l’impianto per il trattamento dei fanghi

L’impianto era fermo da martedì 13 febbraio per i controlli dei Carabinieri e subito si erano interrotte le emissioni maleodoranti.

Post del 20 febbraio 2024

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento su richiesta della Procura della Repubblica ha ordinato oggi 20 febbraio, il sequestro degli impianti utilizzati dalla SANAV di Ponte Valentino per il trattamento dei fanghi prodotti da rifiuti liquidi pericolosi.

Ecco il comunicato della Procura:

Nel pomeriggio odierno, all’esito di una attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, militari della Compagnia Carabinieri di Benevento hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo dell’impianto di essiccazione e dei 14 containers scarrabili per rifiuti contenenti fanghi essiccati e da essiccare di una azienda di trattamento dei rifiuti beneventana emesso dal GIP, su richiesta della Procura, ritenendo la sussistenza del fumus commissi delicti in relazione all’art. 29 quattuordecies c. 3 d.lgs. 152/06 e il pericolo che la libera disponibilità di quanto in sequestro potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di ulteriori reati, essendo l’impianto in funzione.

Tale sequestro veniva disposto dopo che nella mattinata del 13.02.2024, militari della Compagnia Carabinieri di Benevento davano esecuzione ad un decreto d’ispezione di luoghi e di cose presso un’azienda dell’area industriale che si occupa dell’attività di depurazione e recupero di rifiuti liquidi speciali pericolosi e non pericolosi, raccolta e depurazione acque di scarico emesso dalla Procura della Repubblica di Benevento.

Al termine delle operazioni, la P.G. procedeva al sequestro preventivo d’urgenza dell’impianto di essiccazione e di quattordici cassoni contenenti fango essiccato e da essiccare, per inosservanza delle prescrizioni indicate nell’autorizzazione per la gestione dei rifiuti.

Le attività svolte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Benevento, con l’ausilio dell’ARPAC e di un consulente tecnico nominato dall’Ufficio di Procura, si focalizzava sull’impianto di essiccazione dei fanghi derivanti dal trattamento di rifiuti speciali liquidi (pericolosi e non pericolosi), in funzione all’interno di un capannone ove veniva rilevata la presenza di un macchinario per l’essicazione dei fanghi.

Gli operanti riscontravano la presenza nell’impianto di fanghi di diverso tipo in assenza di tracciabilità, nonché la commistione di alcuni di essi senza alcuna prova analitica che fosse in grado di evidenziare la similitudine della loro natura e una verosimile miscelazione e gestione illecita dei rifiuti.

L’intera area con i cassoni presenti e veniva sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza da parte dei Carabinieri.
La Procura di Benevento richiedeva al Giudice per le Indagini Preliminari la convalida del sequestro d’urgenza e l’emissione di decreto di sequestro preventivo, il GIP, convalidato il sequestro d’urgenza, disponeva il sequestro preventivo oggi eseguito.

Il provvedimento eseguito è una misura reale disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, ed i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Benevento, 20 febbraio 2024

Diga di Campolattaro, Asea riconosce: “non si può fare la galleria sotto la frana”

Regione e Ministero hanno appaltato i lavori per 700 milioni di euro senza tener conto della perizia, segnalata da Altra Benevento, sul movimento franoso in sponda destra

Post del 19 febbraio 2024

Giovanni Mastrocinque, presidente di ASEA, la società della Provincia che ha in gestione la Diga di Campolattaro ha dichiarato a LabTV che è necessaria una variante al progetto per l’utilizzo dell’acqua perchè la galleria sotteranea non si può realizzare sotto la frana della sponda destra.

Segnalammo questo problema un anno fa, il 15 febbraio 2023, denunciando pubblicamente che i tecnici incaricati dalla Provincia avevano accertato con una apposita perizia, di cui nessuno voleva parlare, la frana non stabilizzata con i pericoli connessi.

Spiegammo allora, carte alla mano, che il progetto della Regione Campania per l’utilizzo di 100 milioni di metri cubi d’acqua akll’anno prevede che proprio sotto quei terreni in “lento movimento” dovrebbe essere costruita la galleria di sette chilometri per la potabilizzazione.

Come normalmente accade, le forze politiche hanno fatto finta di non aver capito, qualche amministratore minacciò la solita querela per diffamazione o procurato allarme, la stampa locale ha in gran parte ignorato la questione.

La Regione Campania e il Governo, nonostante le segnalazioni ufficiali di Altra Benevento, hanno scelto le ditte e appaltato i lavori (vanto del presidente De Luca e del ministro Salvini) ma ora dovranno studiare la variante per cambiare il percorso del traforo per portare l’acqua al potabilizzatore di Ponte.

Si rischia, come da noi pranunciato, di spendere milioni di soldi pubblici per appalti, varianti e contenziosi, senza realizzare l’opera.

Per questo motivo insistiamo nel chiedere che tutta l’acqua dell’invaso sia utilizzata per irrigare i campi e sostenere l’agricoltura, senza realizzare la galleria vicino la frana e il potabilizzatore che dovrebbe servire acqua alla provincia di Caserta.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile

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Benevento, la città come organismo vivente

Per aprire il dibattito sul nuovo Piano Urbanistico Comunale segnaliamo il libro “Fitopolis la città vivente” di Stefano Mancuso

Post del 18 febbraio 2024

Si comincia a discutere a Benevento del nuovo Piano Urbanistico Comunale e le attenzioni degli addetti ai lavori si concentrano, come al solito, sul valore dei terreni, le speculazioni edilizie, il voto di scambio affari/politica.

Invece è necessario stimolare una discussione sulla città e la qualità della vita nella attuale fase di emergenza ambientale.

Cominciamo oggi segnalando il libro di

Stefano Mancuso “Fitopolis la città vivente” editore Laterza

«In un periodo di così drastici cambiamenti, in cui la resistenza e la capacità di adattamento diventano valori fondamentali, immaginare le nostre città come organismi diffusi e in comunità con il resto del vivente, in breve immaginare le nostre fitopolis costruite come fossero delle piante, potrebbe regalare enormi vantaggi alla nostra specie e al pianeta.» Lella Baratelli

Trascriviamo la presentazione pubblicata sul sito Laterza che contiene anche una nota su Stefano Mancuso

“Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie.

Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura.

Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza.

Nel volgere di pochi decenni, l’umanità è andata incontro a una rivoluzione nelle sue abitudini ancestrali.

Senza che ce ne accorgessimo, la nostra specie, che fino a poco tempo fa viveva immersa nella natura abitando ogni angolo della Terra, ha finito per abitare una parte davvero irrisoria delle terre emerse del pianeta.

Cosa è accaduto?

Da specie generalista in grado di vivere dovunque, ci siamo trasformati, in poche generazioni, in una specie in grado di vivere in una sola e specifica nicchia ecologica: la città.

Una rivoluzione paragonabile soltanto alla transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avvenuta 12.000 anni fa.

È certo che in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è vantaggiosa.

Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile. In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa.

Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate.

Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza.

Ecco perché è diventato vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat.

Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura. Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.”

Segnaliamo anche La recensione di Lella Baratelli

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