Rogo di Airola, l’ombra della camorra e la polizza incendiaria

Chi ha bruciato i rifiuti “sequestrati” che stavano per essere rimossi da una società italo-francese?  Tutti sospettano della camorra rimasta fuori dall’affare ma l’on. Santillo del M5S pensa che il movente sia la richiesta di una polizza fideiussoria

 Post del 19 settembre 2026

Dopo 20 giorni dall’incendio di cinquemila tonnellate di rifiuti ammucchiati da anni ad Airola nei capannoni della società Eco Energy, i cittadini della Valle Caudina continuano a chiedere che sia bonificato il sito, che si faccia chiarezza sulla dispersione degli inquinanti nel suolo, nell’acqua e nei prodotti agricoli e che siano individuati il movente e gli autori e del gesto criminale.

Preoccupa, tra l’atro, il fatto che qualcuno ha appiccato il fuoco pochi giorni prima che i rifiuti fossero rimossi e smaltiti, secondo legge, dalla società Hepha Solutions International del gruppo Tritor srl, partecipata dai francesi di Belenergia, che il 30 aprile ha firmato con Eco Energy un contratto di fitto  decennale dell’azienda, autorizzato dal Tribunale di Benevento. 

Ovviamente i sospetti si concentrano soprattutto sulla camorra casertana interessata ad estendere le attività illecite di sversamento rifiuti dalla provincia di Caserta al Sannio e alla Puglia, come si legge anche nella   “Relazione sulla Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua”, approvata all’unanimità il 18 giugno 2026 dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività Illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.

I casalesi, a quanto pare, sono rimasti fuori dall’affare e quindi sospettati di aver bruciato tutto per impedire alla Tritor e alle società collegate di espandersi in Campania. Questa è la tesi più ovvia ma in questo caso non sembre la più convincente, considerando la storia della Eco Energy negli ultimi anni ed alcuni recenti interventi politici.

La società si trova in gravi difficoltà da almeno 8 anni perché coinvolta nel fallimento della collegata Ecologia Falzarano srl.

Nel 2019 i soci, Falzarano Stefano (1993) e la Vita Invest srl del fratello Pasquale e della nonna Napolitano Maria Rosa (subentrata alla figlia De Pasquale Loredana, moglie di Lorenzo Falzarano storico imprenditore del trattamento rifiuti), hanno nominato il nuovo amministratore, Valletta Ilaria e il nuovo direttore tecnico, Toni Gattola.

Quest’ultimo, coinvolto in diverse vicende giudiziarie per trattamento illecito di rifiuti e sospette collusioni con il clan del casalesi, nel 2016 era stato arrestato due volte, nell’ambito della indagine “Mazzettus” insieme ad alcuni funzionari del Comune di Napoli e nella indagine “Terra dei fuochi 2016” perché accusato di aver falsificato i codici dei rifiuti per l’illecito sversamento.

Allo stato non risultano condanne definitive di Toni Gattola, tuttora Direttore Tecnico della Eco Energy, che si dichiara assolutamente estraneo al clan del casalesi.

A gennaio 2022 la Eco Energy è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria e “sequestro preventivo” perché coinvolta nella bancarotta della Ecologia Falzarano srl ma secondo la Procura di Bari nel periodo dal  9 settembre 2022 al 23 maggio 2023 quantitativi consistenti di rifiuti provenienti dai capannoni della società amministrata da Valletta sono stati sversati illecitamente nelle campagne pugliesi dopo la falsificazione dei codici EER per simulare il corretto smaltimento in un impianto di Giugliano.

Il 24 ottobre 2023 la Regione Campania ha concesso alla Eco Energy l’atto di “Rinnovo e variante sostanziale di un impianto di messa in riserva e recupero di rifiuti non pericolosi” ma in quel momento mancava il Certificato Antimafia per il Direttore Tecnico, Toni Gattola.

Tuttora la impresa individuale Dott. Toni Gattola non è iscritta nelle White List (ELENCO DEI FORNITORI, PRESTATORI DI SERVIZI ED ESECUTORI DI LAVORI NON SOGGETTI A TENTATIVO DI INFILTRAZIONE MAFIOSA) delle Prefetture della Campania. Risulta che ha presentato la richiesta il 20 novembre 2020 alla Prefettura di Napoli che però finora non ha concluso l’istruttoria.

Ad aprile 2024 il NOE dei Carabinieri ha sequestrato per varie irregolarità di gestione i capannoni e i piazzali della Eco Energy con 5 tonnellate di rifiuti, pure allora sottoposti ad amministrazione giudiziaria.

Tra il 2024 e il 2025 la società Tritor srl accreditata per lo smaltimento dei rifiuti mediante moderni trattamenti, ha rimosso parte dei materiali accumulati dalla Eco Energy e definito un programma per il fitto dell’azienda e la rimozione completa dei materiali accumulati.

Il 30 aprile 2026 la Eco Energy con atto notarile controfirmato anche dall’amministratore giudiziario del Tribunale di Benevento ha accolto la proposta della Tritor e ceduto in fitto ad una sua società collegata, la Hepha Solutions International con sede operativa a Palermo, l’attività per 5.000 euro al mese.

Nello stesso atto si precisa che la società siciliana non appena ricevute le volture delle autorizzazioni per effettuare l’attività, avrebbe rimosso i rifiuti accumulati e fatturata la spesa di 1.175.000 alla Eco Energy che avrebbe pagato oppure ceduto definitivamente l’azienda in cambio di 2 milioni di euro.

Insomma una operazione conveniente per entrambi le società: la Eco Energy si sarebbe liberata dei rifiuti ammucchiati a rischio incendio (con grande sollievo anche del Tribunale di Benevento), avrebbe ceduto l’attività ormai compromessa dopo varie vicende giudiziarie e recuperato circa un milione di euro; la Tritor avrebbe acquisito per pochi soldi una attività di raccolta e trattamento rifiuti, da riqualificare, per un vasto bacino di utenza non solo nel Sannio.

Epperò, il 31 agosto quando ormai sembrava concluso anche l’iter per la voltura delle autorizzazioni amministrative, i capannoni prendono fuoco e bruciano per una intera settimana con grave danno per l’ambiente e pericolo per la salute degli abitanti della Valle Caudina.

Chi e perché ha bruciato i rifiuti e l’affare Eco Energy-Tritor? La camorra? e perché all’ultimo momento? perché non è intervenuta prima per impedire l’accordo e la cessione dell’azienda?

A cambiare il quadro delle ipotesi ci pensa il deputato casertano Agostino Santillo del Movimento 5 Stelle che il 16 settembre in Commissione Ambiente della Camera ha dichiarato “La Regione Campania si è attivata e attraverso una perizia giurata è arrivata a formulare una richiesta di polizza fideiussoria alla società, però, nel momento in cui è stata richiesta, l’impianto è stato bruciato dimostrando di fatto che si tratterebbe di fatto doloso”.

Sorprendente questa dichiarazione di Santillo! Il deputato pensa che l’incendio è stato appiccato subito dopo la richiesta di polizza fideiussoria alla società Hepha Solutions International per la voltura dell’autorizzazione regionale.  

Ma la necessità di presentare la Polizza è assolutamente normale, perché in questo caso la richiesta della Regione avrebbe dovuto indurre qualcuno a bruciare l’affare?

Anche questo ulteriore inquietante mistero deve essere chiarito e questa volta ci deve pensare il presidente della Regione, Roberto Fico del Movimento 5 stelle, il quale recentemente è stato ad Airola ma non ha fatto cenno alla richiesta della Polizza Fideiussoria che secondo Santillo, deputato del suo partito, è la causa del rogo di Airola.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile“



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