Cosa c’era davvero nelle 5.000 tonnellate di rifiuti bruciati? Il Comune di Airola non consegna gli atti ai Comitati civici; la Eco Energy invia ai sindaci della Valle certificati vecchi di due anni; scompare una perizia inviata in Tribunale.
post del 11 settembre 2026
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Il nuovo Procuratore della Repubblica ha comunicato di aver sequestrato i capannoni bruciati e avviato una nuova inchiesta che potrebbe spiegare, finalmente, perché durante i 4 anni di sequestri giudiziari una parte di rifiuti è stata smaltita illecitamente e nessuno ha controllato che fossero rispettate le prescrizioni contenute nella autorizzazione regionale nel 2023.
Ad oggi, nonostante vari politici, amministratori e rappresentanti di autorità di controllo abbiano mostrato sdegno per l’accaduto e assicurata vicinanza ai cittadini invocando traparenza e verità, nessuno ha ancora spiegato alla popolazione cosa c’era nelle 5.000 tonellate di rifiuti bruciati.
Il sindaco di Airola nell’ultimo consiglio comunale ha comunicato di aver ricevuto dall’amministratrice della Eco Energy e dall’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale alcuni documenti relativi all’incendo che potrebbero svelare almeno in parte il mistero ma non li ha letti o consegnati ai rappresentanti dei comitati. Li hanno ricevuti solo i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione ma li tengono “riservati” in attesa di capire cosa fare per le prossime elezioni amministrative.
I sindaci della Valle hanno chiesto dopo sette giorni dall’incendio e su sollecitazione di qualche cittadino attivo, la copia dei certificati di Caratterizzazione che dovrebbero indicare quali rifiuti erano contenuti nei due capannoni (uno abusivo) quando sono andati a fuoco.
La Eco Energy, però, ha inviato quelli vecchi e datati 2024.
C’è invece un documento recente redatto dai tecnici della Eco Energy e dalla società che voleva subentrare nella gestione, con la indicazione del tipo e delle quantità dei materiali accumulati nei capannoni, che però non si trova tra gli allegati all’atto notarile.
Insomma, la solita storia: disastri ambientali nella provincia “tranquilla”, montagne di dichiarazioni politiche ma documenti nascosti e cittadini presi per i fondelli.
Bisogna fare luce, i movimenti civici non si devono far trascinare nel teatrino della politica !
Nei prossimi articoli:
– Lo sversamento illecito dei rifiuti sottoposti a sequestro giudiziario;
– Le autorizzazione della Regione e i mancati controlli;
– Il capannone “abusivo” che il Comune di Airola non ha visto;
– La giostra delle imprese, l’autorizzzaione del Gip e l’atto notarile del 30 aprile;
– La natura delle 5.000 tonnellate dei rifiuti bruciati .
Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”

