I misteri del rogo di Airola: Falzarano, Tribunale e Comune devono chiarire

Dopo una settimana dall’incendio dei rifiuti della società Eco Energy, crescono la preoccupazione e la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni.

 post del 7 settembre 2026

Dal 31 agosto si sono incrociate e rincorse le dichiarazioni di vari politici – alcune veramente inutili o da “libro cuore” fatte solo per dimostrare l’esistenza in vita- con gli appelli alle autorità competenti e i tavoli tecnici interistituzionali ma ancora non si conosce la natura delle sostanze bruciate e non si sa quali danni ha prodotto e produrrà la dispersione degli inquinanti in aria, sui terreni e nell’acqua.

Gli amministratori pubblici giurano, come sempre, di essere assolutamente estranei ai fatti e di non avere responsabilità, come se non fossero “politiche” le nomine negli Enti e nelle Autorità di Controllo (Comuni, Consorzi, ARPAC, ASL) che non spiegano mai cosa è accaduto veramente e cosa hanno fatto per evitarlo.

Normalmente si nascondono dietro il solito segreto delle indagini della magistratura che “faranno il loro corso” e che però, tranne casi particolari, finiscono senza esito.

E’ accaduto così per la puzza che tra il 2023 e 2024 ha ammorbato l’aria a Ponte Valentino e Benevento, ricomparsa questa estate con la moria dei pesci causata dallo sversamento di inquinanti dal depuratore “pubblico” del Consorzio ASI.

E’ accaduto pure a Sassinoro con un impianto per il trattamento rifiuti, contestato per anni dal comitato locale ma rimasto in funzione fino alla morte delle trote per lo sversamento dal depuratore comunale di percolato velenoso.

L’incendio di Airola, però, è ancora più grave, non solo per il quantitativo di rifiuti bruciati per molte ore ma anche perché l’attività della società Eco Energy è sottoposta ad amministrazione giudiziaria a seguito di sequestro preventivo disposto dalla Procura della Repubblica a gennaio 2022 nell’ambito della indagine per autoriciclaggio a carico dei soci e degli amministratori per la possibile connessione alla bancarotta della società Ecologia Falzarano.

Con un comunicato all’ANSA del 3 settembre, gli “amministratori della Eco Energy” (senza nomi) hanno respinto ogni responsabilità precisando che “il Tribunale di Benevento ha estromesso l’amministratrice dai poteri di gestione, nominando un amministratore giudiziario”.

L’amministratrice della società è Valletta Ilaria, i soci sono Falzarano Stefano del 1993, (figlio di Lorenzo ex storico amministratore della Ecologia Falzarano) e la società Vita Invest srl, costituita da Falzarano Pasquale del 1996, fratello di Stefano, e dalla nonna Napolitano Maria Rosa.

Valletta Ilaria, come amministratrice unica della Eco Energy è iscritta nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Bari perché con alcune intermediazioni ha smaltito illecitamente a San Martino Valle Caudina e in vari paesi pugliesi “ingenti quantitativi di rifiuti speciali non recuperabili provenienti dal proprio impianto di trattamento, attribuendo falsamente un codice E.E.R. ad hoc, idoneo cartolarmente allo smaltimento presso l’impianto fittiziamente indicato sul formulario, così da sviare i controlli delle forze di polizia e ottenendo un significativo risparmio economico sui costi di gestione”.

Gli stessi comportamenti criminosi sono contestati ad altri amministratori di società campane, tra i quali Falzarano Stefano del 1994 (figlio di Gennaro), amministratore di “Ambiente e Metalli” di Airola per il quale la Procura di Bari aveva chiesto l’arresto ai domiciliari che il GIP con un provvedimento del 12 maggio 2026 ha trasformato in “divieto dell’esercizio di attività imprenditoriali per un anno”.

I fatti contestati ad Ilaria Valletta risalgono al periodo 2022-2023, quando la Eco Energy era già sottoposta ad amministrazione giudiziaria da parte del dott. Luigi Mazzone nominato dal Tribunale di Benevento a gennaio 2021 e confermato il 24 luglio 2023.

Gli innominati amministratori della Eco Energy hanno dichiarato all’ANSA che il Tribunale di Benevento ha estromesso l’amministratrice dai poteri di gestione, nominando un amministratore giudiziario, e allora come faceva Valletta a disporre dei rifiuti, falsificare i codici E.E.C. e pagare con bonifici alcuni personaggi per lo smaltimento illecito nelle campagne pugliesi?

Con un comunicato del 2 maggio 2024 la Prefettura di Benevento annunciò che “i militari del N.O.E. di Napoli hanno sequestrato l’intero impianto di trattamento rifiuti urbani e speciali non pericolosi, gestito dalla società Eco Energy srl con sede nella zona industriale di Airola…. i militari del reparto speciale dell’Arma dei Carabinieri accertavano più violazioni di natura penale, che vanno dall’illecita gestione di rifiuti allo scarico abusivo, nonché varie violazioni alle prescrizioni contenute nell’atto autorizzativo con conseguente fumus commissi delicti in relazione ai reati di cui agli artt.137 e 256 dlgs 152/2006 nei confronti dell’amministratrice”.

Anche in quel periodo la Eco Energy era sottoposta ad amministrazione giudiziaria del dott. Luigi Mazzone ma la Prefettura scrive che le violazioni penali venivano contestate alla “amministratrice” con chiaro riferimento a Ilaria Valletta.

Come mai? Vuol dire che l’Amministratore giudiziario non l’ha estromessa dalla gestione?  O vuol dire che l’amministratore giudiziario e il Tribunale hanno autorizzato Valletta a gestire la Eco Energy riservandosi il controllo sulla attività?

Forse per questo motivo a gennaio di questo anno, l’amministratrice della Eco Energy ha sottoposto ai soci il bilancio al 31 dicembre 2024 per l’approvazione poi inviato al Tribunale per gli adempimenti conseguenti?.

Un altro mistero riguarda la presunta comparsa sulla scena di una grande società internazionale che avrebbe dovuto rimuovere i rifiuti ammassati nei due capannoni bruciati.  

Con il comunicato all’ANSA del 3 settembre, gli innominati “amministratori “ della Eco Energy precisano che “nel novembre scorso l’azienda ‘Tritor’ ha chiesto il fitto di ramo d’azienda decennale per la ripresa dell’attività in cambio dello smaltimento integrale dei rifiuti presenti. Seguono altri cinque mesi di stallo: solo ad aprile di quest’anno, il Tribunale ha autorizzato la firma del contratto stipulato il 30 aprile, ma affinchè possano iniziare le procedure di svuotamento del sito è necessaria la voltura dell’autorizzazione da parte del Tribunale che fino al 31agosto, giorno dell’incendio, non c’è stata”.

In verità il 30 aprile 2026 l’amministratrice della Eco Emergy, Valletta, e l’amministratore giudiziario, Mazzone hanno firmato un atto di “affitto sotto condizione sospensiva” con la società Hepha Solutions Internation srl che non è la Tritor srl.

Quale autorizzazione del Tribunale per la rimozione dei rifiuti mancava il 31 agosto quando i capannoni hanno preso fuoco?

Riteniamo che l’Amministratore giudiziario, il Tribunale e la Procura della Repubblica devono chiarire perché la Eco Energy è sottoposta a sequestro preventivo dal 2022; a che punto è l’indagine per riciclaggio; quali controlli sono stati fatti sulla gestione fraudolenta dei rifiuti contestata anche dalla Procura della Repubblica di Bari.

Ma riteniamo che anche la Regione Campania, l’ARPAC, la ASL e il Comune di Airola devono chiarire cosa hanno fatto per evitare il disastro annunciato, come lo ha definito in una dichiarazione alla stampa Gennaro Falzarano, imprenditore e consigliere comunale.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”



2 commenti su “I misteri del rogo di Airola: Falzarano, Tribunale e Comune devono chiarire”

  1. Litalia e il paese delle bustarelle, e delle magna magna tutto finisce a tarallucci e vino, e il popolo soffre senza avere ne futuro e senza avere risultati. c’e solo delusione in questa italia che niente fuziona.Ne la destra ne la sinistra fara niente

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