Sentenza Con.ca., Mastella ritiene di aver capito tutto molto prima dei giudici della Cassazione

E’ una lunga vicenda giudiziaria non ancora del tutto risolta dopo tre decisioni della Suprema Corte, ma Mastella spara sentenze ridicole. Spiegasse quanti danni ha procurato per la mancata realizzazione del depuratore e le strane dimenticanze sul caso Zamparini.

Comunicato stampa del 11 gennaio 2022

Con una ridicola dichiarazione alla stampa il sindaco Mastella annuncia una indagine per accertare chi sarebbero i responsabili del danno procurato al Comune a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato, in parte, la decisione della Corte di Appello su un Collegio Arbitrale relativo alla questione CON.CA. e il Piano di Recupero di Via Galanti.

Mastella che fa ridere l’Italia quando si propone come statista capace di risolvere, con grande facilità, le crisi del Governo nazionale e adesso anche di architettare accordi efficaci per la elezione del nuovo Presidente della Repubblica, sostiene che dalla semplice lettura della cronaca dal 1999 al 2008 aveva già compreso tutto, prima ancora della Cassazione che ha avuto bisogno di tre sentenze per decidere, in parte.

Il Piano di Recupero di via Galanti ad opera della società consortile CON.CA. di Caserta-Napoli è una delle più complicate vicende urbanistiche, edilizie e giudiziarie di Benevento dal dopoguerra ad oggi, cominciata nel 1999 con la definizione del Programma di Recupero Urbano del Rione Libertà.

Dei tredici interventi previsti da quel Programma per cambiare il volto del popoloso rione, ne furono realizzati meno della metà a causa di una serie di errori tecnico-amministrativi. Clamoroso fu il fallimento sul nascere del progetto Spina Commerciale della società consortile Partenope, cioè la stessa compagine societaria della CON.CA. che in città aveva realizzato altri interventi anch’essi oggetto di contestazioni varie e relativi arbitrati milionari (lungo Sabato e scuola di via Aldo Moro).

Il Piano di Recupero di via Galanti prevedeva la realizzazione di otto edifici per abitazioni che la CON.CA. doveva costruire a sue spese e poi vendere a prezzi stabiliti da apposite convenzioni, ma fin dall’inizio fu caratterizzato da una lunga serie di contenziosi tra la ditta, delegata anche agli espropri, i proprietari dei terreni e i prenotatari acquirenti per il prezzo di promessa vendita non conforme alla convenzione.

Nel 2008 il Comune dichiarò la decadenza della Concessione del diritto di superficie perché: erano stati realizzati abusi edilizi su cinque edifici in parte completati e due in costruzione; non erano stati avviati i lavori per la costruzione di altri due edifici nonostante la disponibilità dei suoli e gli acconti pagati dai prenotatari; non erano stati pagati per intero gli espropri dei terreni; non erano state realizzate e cedute gratuitamente al Comune le opere di urbanizzazione; erano state presentare Polizze Fideiussorie inefficaci; erano stati rescissi contratti di promessa vendita degli alloggi senza la restituzione degli acconti; erano stati promessi in vendita due volte gli stessi alloggi con incasso del doppio della caparra.

Contro questo provvedimento sì è pronunciato un Collegio Arbitrale, con una controversa decisione poi impugnata in Corte di Appello  e sulla quale si è pronunciato la Corte di Cassazione Civile dopo l’intervento della Cassazione a sezioni unite.

Insomma una vicenda giudiziaria particolarmente complessa e non del tutto conclusa, alla quale si aggiungono vari ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato da parte di Conca e Comune e poi decine di ricorsi al Giudice Civile e alla Corte di Appello da parte di prenotatari che hanno versato acconti mai restituiti o acquistato alloggi mai realizzati, con conseguenti legittime richieste di pignoramenti.

Mastella invece dichiara che “questa incresciosa situazione si poteva evitare, a leggere le cronache dell’epoca” e di conseguenza individua le responsabilità di “quelli di prima” cioè gli amministratori dal 1999 al 2016.

Farebbe bene il sindaco ad occuparsi, invece, dei disastri di cui è responsabile, ad esempio l’affare depuratore, di grande attualità, oppure la mancata adozione di atti di sua competenza per il caso Ipermercato Zamparini e i tre milioni di euro di mancati incassi a favore del Comune di Benevento. Quando si decide ad organizzare su queste due questioni apposite conferenze stampa?

  Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”.

1 commento su “Sentenza Con.ca., Mastella ritiene di aver capito tutto molto prima dei giudici della Cassazione”

  1. La colpa di tanti disagi è mancato servizi è solo del popolo Beneveno, che non ha creduto al precedente mandato, non credento a tanta inefficiente ha voluto rivedere. È il popolo che non ci tiene alla propria città

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