Caserta è diventata tristemente nota come Terra dei Fuochi che però da un pò di tempo sono notevolmente diminuiti per le incisive proteste e i provvedimenti della magistratura. A Benevento invece….
Comunicato stampa del 10 agosto 2026
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Molti cittadini di Benevento indignati e preoccupati per l’odore nauseabondo che ha accompagnato lo sversamento di inquinanti nel fiume Calore e la moria dei pesci, hanno partecipato alla manifestazione di venerdì scorso sul ponte Vanvitelli organizzata da alcune associazioni che però si sono limitate a generiche richieste di “verità”.
Ma il coro del “tutt’apposto” diretto dal sindaco Mastella con la partecipazione delle “autorità di controllo”, canta da giorni la solita canzone: non possiamo dare i risultati degli esami perché indaga la Procura della Repubblica; comunque vi possiamo dire che i pesci sono morti per mancanza di ossigeno causata da sversamento di sostanze organiche e non da veleni; quindi non ci sono pericoli per la salute e chi protesta vuole “strumentalizzare politicamente”.
Probabilmente proprio per dimostrare che non c’è volontà di strumentalizzare, la manifestazione è stata pubblicizzata con una locandina “anonima”, cioè senza i nomi degli organizzatori, e solo per chiedere, sommessamente, generiche “verità” stando però bene attenti a non indicare le responsabilità di amministratori e politici.
Eppure, una “verità” è già assodata: il disastro è stato causato dal depuratore del Consorzio ASI che dal 17 luglio ha scaricato nel fiume Calore sostanze non trattate adeguatamente che hanno provocato la puzza micidiale, poi dopo una settimana la schiuma e la morte dei pesci.
Quindi, indipendentemente dalla natura esatta della sostanza inquinante (lo accerterà la magistratura che ha posto sotto sequestro preventivo quel depuratore) e dalla sua provenienza, è chiaro che l’impianto pubblico che avrebbe dovuto depurare, non ha funzionato.
E non è la prima volta!
Già nel 2024, dopo la puzza che per due anni ammorbò l’aria di Ponte Valentino, Capodimonte, Saglieta, Acquafredda e il fiume Calore fino al centro storico di Benevento, la Regione ordinò di adeguare quell’impianto con lavori da fare urgentemente.
Sono stati eseguiti? Quando?
Di certo nel 2025 l’ARPAC ha accertato che quel depuratore non funzionava come doveva però ha continuato a sversare, di conseguenza, liquami parzialmente trattati.
Recentemente il presidente del Consorzio ASI, Domenico Vessichelli, mastelliano doc, ha dichiarato che le sostanze inquinanti che hanno creato il disastro del Calore sono arrivate da una azienda della zona ma non spiega come mai il depuratore le ha ricevute e scaricate nel fiume.
E’ evidente, quindi, che invece di continuare a chiedere generiche “verità” bisogna indirizzare le domande precise, accompagnate da idonee proteste, al Consorzio ASI composto dal Comune di Benevento, dalla Provincia e dalla Camera del Commercio che hanno nominano i componenti del Consiglio Generale, del Comitato Esecutivo e dei Revisori, quasi tutti politici di orientamento mastelliano.
Ed invece, forse anche per evitare polemiche politiche dentro casa, i consiglieri comunali mantengono un “profilo basso”, non sono riusciti ad avere informazioni e neppure a fasi ricevere dal Prefetto, hanno preferito la manifestazione sul ponte Vanvitelli piuttosto che occupare la sala del Consiglio Comunale o il Consorzio ASI di Ponte Valentino.
E’ noto, inoltre, che quel Consorzio è sottoposto al controllo della Regione Campania che perciò nomina un componente del Comitato Esecutivo. Il presidente Roberto Fico avrebbe potuto e dovuto farlo a gennaio, quando si dimise Gurrino Gazzella, dirigente di NdC e marito dell’assessore Serluca, ed invece ha deciso recentemente di nominare Mino Mortaruolo un altro politico mastelliano.
Se Fico avesse nominato mesi fa un esperto indipendente in quel consorzio che magari si accorgeva delle “criticità” del depuratore, probabilmente il disastro del Calore sarebbe stato evitato.
Ma questo non lo possono dire i consiglieri, i politici, i sindacalisti e gli ambientalisti del Campo Largo beneventano che possono solo agitarsi per chiedere generiche “verità” ma non possono mettere in imbarazzo i loro assessori o riferimenti campani.
E così, anche questa volta, come nel 2023-2024 probabilmente non si troveranno i colpevoli per le puzze e il disastro del Calore e i beneventani si dovranno rassegnare a diventare famosi come gli abitanti della Terra dei Fetori che periodicamente tornano.
Anche Caserta è diventata tristemente nota come Terra dei Fuochi che però da un pò di tempo sono notevolmente diminuiti per le incisive proteste e i provvedimenti della magistratura.
A Benevento, invece il fetore si continuerà a sentire fino a quando gli ambientalisti, i sindacati, i politici e i consiglieri di opposizione si preoccuperanno di non disturbare i manovratori.
Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”

