Sandra Lonardo, la “malagiustizia” e la candidatura a perdere

I Mastella continuano a dichiararsi vittime di aggressioni giudiziarie ma da sette anni non sono sfiorati da indagini

Benevento, 25 aprile 2024  

Sandra Mastella (foto di Anteprima24) ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni europee con un post su Facebook, subito evidenziato da Il Mattino che già aveva dedicato al lieto evento un articolo tre giorni fa.

La first lady, sonoramente sconfitta alle politiche del 2022 quando si era candidata con Noi di Centro-Europeisti come Alessandrina Lonardo in Mastella, stavolta ha rinunciato al suo cognome e pure al simbolo del partito.

Si presenta, grazie ad un accordo con Matteo Renzi, sotto le insegne “Stati Uniti D’Europa” (sei partiti uniti solo per tentare disperatamente di superare la soglia del 4%) solo con il cognome del marito, il leader di Noi di Centro che due anni fa prometteva di fondare la Margherita 2.0 e che invece è costretto ad arroccarsi a palazzo Mosti con la speranza di arginare la emorragia di consensi grazie alla carica di sindaco.

Clemente Mastella sa che la moglie non sarà eletta, i numeri non lo consentono, ma quella candidatura è un atto dovuto per rimanere in campo e far credere ai dubbiosi sostenitori che il sacrificio della consorte potrebbe servire per confermare la sua ridicola “teoria del viandante” che alle politiche ha fatto cilecca ma potrebbe funzionare  per le prossime elezioni regionali.

Destinata alla sconfitta, Sandra cerca di caratterizzare la sua campagna elettorale utilizzando la dichiarazione di Matteo Renzi che la presenta come “vittima di aggressioni giudiziarie e di malagiustizia”.

Il “rottamatore” dei vecchi politici, adesso “riesumatore” di Mastella e Cuffaro, si riferisce alle accuse mosse nel 2008 dai magistrati di Santa Maria Capua Vetere al sistema Udeur per la gestione spregiudicata, con pressioni e minacce, di incarichi pubblici e posti di lavoro.

 I fatti evidenziati negli atti di accusa furono confermati dal tribunale nel 2017 ma i magistrati, pur evidenziando la loro gravità, non accertarono reati a carico di Mastella, la moglie e gli altri imputati. 

Fu una sentenza scandalosa, un esempio di “malagiustizia”, di cui ovviamente la Lonardo non si lamenta, che ha dimostrato le contraddizioni di questo sistema giudiziario, incapace di contrastare veramente la “corruzione politica”.

Ma quel processo non fu la sola disavventura a lieto fine di Sandra Mastella.

Nel 2011 fu rinviata a giudizio a Benevento per “corruzione” per un contributo chiesto a Maurizio Zamparini che lamentava ostacoli politici alla apertura di un Centro Commerciale.

Fu proprio l’imprenditore a ricordare nel corso di una Conferenza Stampa del 13 maggio 2011 (guarda il video) che nel 2006, quando il Comune gli contestò gravi violazioni edilizie ed urbanistiche, “sono andato dalla signora Mastella a dire, guarda  il vostro sindaco è impazzito, vedete un momentino il motivo per cui dice che non possiamo aprire e mi chiese, come tutti i politici, guardi noi abbiamo una ONLUS per aiutare i poveri di Benevento, la signora aveva una ONLUS, mi fa una offerta per la ONLUS ? , e io ho fatto una offerta ufficiale con bonifico di 50.000 euro alla ONLUS”.

Il Pubblico Ministero che aveva formulato le accuse per la incredibile vicenda di quell’Ipermercato, aperto nonostante gravi violazioni urbanistiche, fu trasferito prima dell’inizio del processo a causa della denuncia di Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, per presunta “inimicizia familiare”.

Anche il processo Zamparini si concluse con l’assoluzione di quasi tutti gli imputati e Sandra Lonardo, accusata di corruzione, fu considerata innocente perché i magistrati giudicanti non trovarono alcuna relazione tra il bonifico di 50.000 euro, effettivamente versato alla onlus “Iside Nova” (che organizzava feste ma non si occupava di assistenza ai poveri) e le decisioni del Comune che aveva concesso le autorizzazioni per l’apertura del Centro Commerciale, prima negate.  

Le vicende politico-amministrative dell’Ipermercato Zamparini (oggi Centro Commerciale “i Sanniti”) non si sono ancora concluse perché l’amministrazione Mastella non si decide ad acquisire la strada, gli oneri concessori e il Parco (3 milioni di euro) che le società subentrate a Zamparini sono tenute a cedere gratuitamente, come confermato anche recentemente da alcune sentenze.

Si è conclusa, invece, la parte giudiziaria di quella storia e anche le indagini sul magistrato denunciato da Mastella, sono state archiviate perché le accuse erano pura invenzione.

E’ rimasta però nel Tribunale, nei palazzi del potere e in città la consapevolezza: “chi tocca i fili muore”.

Sarà anche per questo che a Benevento la lotta al malaffare dei politici e dei colletti bianchi è ancora molto lenta ed incerta.  

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile”



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