Chiuso il Centro Salute Mentale di Airola, l’autogol della ASL

L’assurda decisione del manager Tiziana Spinosa, le chiacchiere dei politici e l’intervento di Serena Romano, presidente della Rete Sociale

 19 FEBBRAIO 2026 – COMUNICATO STAMPA

Riceviano e pubblichiamo

I politici – Mastella, Errico, Matera – hanno fatto a gara nel gettare acqua sul fuoco sulla chiusura del Centro Salute Mentale di Airola riportando con toni rassicuranti le dichiarazione del direttore generale della Asl, Tiziana Spinosa (a destra nelkla foto), che la chiusura sarebbe stata provvisoria.

Solo chiacchiere da politici visto che non c’è una data, né una soluzione alternativa su quando riprenderà il servizio.

Il portone ieri, infatti, era ancora sbarrato e il disprezzo per i pazienti era evidente: non un cartello per informarli di avere interrotto il servizio pubblico alla popolazione della Valle Caudina. Nessun medico, infermiere o psicologo rimasto a presidiare il territorio.

E’ il quarto giorno, dunque, che l’assistenza è interrotta: che molti pazienti sono non solo senza terapia ma letteralmente abbandonati a se stessi, per un’assurda decisione del management della Asl che ha stabilito – dopo un’ispezione del coordinatore Cavalli – che la sede di Airola, nella valle Caudina, era inadeguata e di trasferire i pazienti in quella di Puglianello in Valle Telesina.

Insomma, sarebbe stato logico cercare prima un’altra soluzione nelle vicinanze, su quello stesso territorio.

 Ma perché Puglianello?

Immediata perciò la protesta dei sindaci della “Città Caudina” attraverso la dura nota del presidente Pasquale Fucci che chiede “chiarimenti urgenti alla dirigenza Asl … Nessun preavviso, nessuna ricerca di soluzioni immediate e alternative, nessun confronto, nemmeno con il Sindaco di Airola, proprietario dello stabile, concesso in comodato d’uso alla Asl nel 2013.

Gravissimo il trasferimento delle attività del CSM (Servizio per legge TERRITORIALE) ad un altro Distretto, quello di Telese, lontano e difficilmente accessibile per i cittadini afferenti al Distretto di Montesarchio. Presso il CSM di Airola sono in cura pazienti fragili, con problematiche socio-sanitarie, spesso non autonomi, soprattutto negli spostamenti; come pretendere che non risentano di tale sovvertimento delle loro sicurezze?

Lo stesso concetto d’integrazione socio-sanitaria viene così messo in discussione. Pertanto i Sindaci chiedono al Direttore Generale di recedere da tale decisione e di avviare urgentemente un tavolo di confronto per individuare soluzioni che non privino i pazienti dei diritti fondamentali alla cura”.

Una decisione affrettata, dunque, quella presa dalla Asl, ma anche alcuni clamorosi autogoal di cui ecco i passaggi principali.

La struttura viene concessa dal Comune alla Asl gratuitamente specificando, però, che l’ordinaria manutenzione è a carico della Asl. Ebbene che cosa hanno fatto i responsabili della struttura succedutisi negli anni? “L’hanno lasciata degradare rendendola sporca e fatiscente e pensano ora che il Comune se la riprenda in questo stato? Eh no: la debbono prima rimettere a posto…”, dice il vicesindaco Michele Napolitano.

Quanto all’esito dell’ispezione richiesta dal coordinatore del Dsm Cavalli, che ha presenziato, ancora un autogoal: il quadro descritto è esagerato.

Fili elettrici pendenti non equivalgono a “rischio di folgorazione”: si chiama un elettricista e si mettono a posto.

“Pessime condizioni igienico-sanitarie dovute a mancanza di pulizia”: individuata la causa, dunque, perché non si pulisce?

“Il locale utilizzato per le attività ludiche dei pazienti contiene un biliardino: si rilevano condizioni igienico sanitarie e impiantistiche tali da imporre l’immediata interdizione all’uso”: ancora difetti di igiene, dunque, immediatamente risolvibili.

E ancora: “gli scalini risultano scivolosi: sostituzione urgente della strisce antiscivolo”: che ci vuole a sostituirle?

Insomma, 21 pagine di fotografie e grafici per dire che i locali sono soprattutto sporchi: perché allora si è aggravata tanto la situazione fino a chiudere il Csm e a provocare disagio e panico nella popolazione?

Forse la risposta sta nell’esito del sopralluogo – firmato da Cavalli e cui ha partecipato un geometra – dove si legge che “le gravi deficienze strutturali sono risultate difficilmente eliminabili”. Ma per legge un geometra non può fare calcoli strutturali: questo spetta ad ingegneri e architetti.

A che titolo e con quali competenze, dunque, è stato sparato questo verdetto che profila gli estremi del “procurato allarme” per mettere la parola fine all’esistenza della struttura?

Per la Rete sociale il presidente Serena Romano



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