Caso Santamaria in consiglio: tanto rumore per nulla

Palazzo Mosti 25 maggio, il comizio farneticante del sindaco concluso tra gli applausi e le contraddizioni delle opposizioni. Un intervento dell’avv. Gino De Pietro

Intervento del 28 maggio 2026

Gennaro Santamaria, ex dirigente del Comune di Benevento e responsabile del gabinetto del sindaco, arrestato in flagranza per concussione, da qualche giorno ha lasciato il carcere di Capodimonte, essendo stata attenuata la misure cautelare del carcere con gli arresti domiciliari. Da quel che risulta dalle notizie pubblicate ciò è diretta conseguenza dei vari interrogatori investigativi per complessive quindici ore condotti personalmente dal Procuratore Capo oltre che dal Sostituto incaricato.

Il 7 maggio è stato conferito al consulente della Procura l’incarico di estrarre la copia forense dei dispositivi elettronici in possesso dell’indagato al momento dell’arresto in flagranza e comunque a lui riconducibili. Eccettuato il caso di proroghe, da ritenensi improbabili vista la misura cautelare in atto, nella prima metà di giugno la copia forense dovrebbe essere a disposizione degli inquirenti che potranno, così, effettuare le loro indagini e operare gli eventuali riscontri alle accuse mosse e alle dichiarazioni rese dall’indagato.

Il 7 maggio è stato conferito al consulente della Procura l’incarico di estrarre la copia forense dei dispositivi elettronici in possesso dell’indagato al momento dell’arresto in flagranza e comunque a lui riconducibili. Eccettuato il caso di proroghe, da ritenensi improbabili vista la misura cautelare in atto, nella prima metà di giugno la copia forense dovrebbe essere a disposizione degli inquirenti che potranno, così, effettuare le loro indagini e operare gli eventuali riscontri alle accuse mosse e alle dichiarazioni rese dall’indagato.

Nel frattempo, la dirigente del Settore Urbanistica è stata spostata ad altro incarico a seguito di un articolato esposto del difensore del denunziante, di cui si è già scritto.

Si deve ritenere che Santamaria non abbia alcuna intenzione e probabilmente neanche più alcun interesse a ricorrere per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli che ha integralmente confermato la misura custodiale massima adottata dal GIP di Benevento e che la sua scelta difensiva, maturata il 6 maggio, alla vigilia del conferimento dell’incarico al perito della Procura, sia ormai quella di collaborare con gli inquirenti alle indagini in corso.

E, infatti, il sindaco non ha mancato di precisare che, ove mai Santamaria abbia optato per la scelta di fare il pentito, dovrà provare le eventuali accuse contro altri. Verrebbe da dire “excusatio non petita, accusatio manifesta” (giustificazione non richiesta è sintomo di colpevolezza) se non si trattasse di un politico, come lui stesso dice “dalle mani pulite”, per cui, mettendo al bando ogni facile congettura, si attenderà pazientemente l’esito delle indagini dell’autorità giudiziaria.

Per i prossimi giorni, quindi, dal punto di vista giudiziario, bisogna attendere gli sviluppi delle indagini derivanti dalle dichiarazioni di Santamaria, dall’analisi dei suoi dispositivi, dalle acquisizioni documentali e dagli altri accertamenti in corso da parte dei Carabinieri, cui le indagini sono affidate, avendo proceduto all’arresto in flagranza dell’ex dirigente mastelliano.

Il versante politico-istituzionale

Si è finalmente tenuto, il 25 maggio, l’agognato Consiglio Comunale.

Erano collegati da remoto il vice sindaco De Pierro, delegato alla relazione introduttiva ed il consigliere d’opposizione Miceli. Erano assenti tre consiglieri dell’opposizione. Non si trattava in nessuno dei casi di Ottaviano, che pur non partecipando ad una famosa battaglia, restando a vomitare nella tenda, ebbe la ventura di vincere la battaglia grazie al suo fedele luogotenente sceso in campo a sconfiggere i nemici.

Benché non si vedano Agrippa all’orizzonte, faremo senza, prendendo atto che una parte non esigua dei richiedenti il Consiglio Comunale non era presente o, pur essendolo, non ha preso la parola..

Il Consiglio Comunale, atteso per ben 56 giorni dal momento della richiesta, e, quindi, per un lasso temporale ben superiore a quello previsto normativamente, non ha dato gli esiti auspicati dai richiedenti. Ovviamente è stata sonoramente bocciata, quasi senza colpo ferire, la richiesta di istituire una commissione d’indagine, com’era facilmente prevedibile e come si era immediatamente previsto da parte di chi scrive.

Non è stata neanche svolta alcuna relazione dal segretario generale, in attesa della quale si era, pretestuosamente?, fissato il Consiglio a così grande distanza dalla richiesta. Né si è acquisita alcuna relazione di provenienza del Settore Urbanistica, come già scritto da più parti.

Nessuna richiesta di dimissioni è stata avanzata, nonostante i cartelli esposti fuori dalla casa comunale alcune settimane fa. Non risultano mozioni, più o meno unitarie, di censura.

Il sindaco ha rivendicato il brillante curriculum di Santamaria, facendo cenno a, non meglio specificati, incarichi presso ministri e altre cariche politiche, tutti incarichi di natura squisitamente politica e non amministrativa e dirigenziale e, quindi, a conti fatti, irrilevanti ai fini dell’attribuzione delle alte funzioni affidate allo stesso di dirigente del settore personale, del settore servizi sociali nonché responsabile del gabinetto del sindaco.

Il sindaco ha rivendicato il brillante curriculum di Santamaria, facendo cenno a, non meglio specificati, incarichi presso ministri e altre cariche politiche, tutti incarichi di natura squisitamente politica e non amministrativa e dirigenziale e, quindi, a conti fatti, irrilevanti ai fini dell’attribuzione delle alte funzioni affidate allo stesso di dirigente del settore personale, del settore servizi sociali nonché responsabile del gabinetto del sindaco.

Si è chiesto qualcuno cosa abbia potuto “realizzare” il Santamaria nei settori di cui era, anche ufficialmente, dirigente, visto quello che, nonostante le “gride depierriane” è riuscito a combinare nell’Urbanistica, affidata ad altra dirigente, di cui è responsabile politicamente un assessore del suo stesso partito-movimento, peraltro avvocato e, a sua volta, esperta di amministrazione attiva?

Non sono state chieste le dimissioni dell’Assessore all’Urbanistica, settore nel quale si sono verificati i fatti oggetto delle indagini e qualificati come concussione continuata e in cui sono indagati, per il momento, la dirigente e una funzionaria dalla brillante carriera, molto vicine entrambe a Santamaria. Eppure sia il dirigente arrestato, sia la dirigente indagata e trasferita, sia la funzionaria indagata, sia l’assessore sono dello stesso partito-movimento con a capo il sindaco Mastella.

In Consiglio Comunale si discute di responsabilità politica.

La domanda, a tal proposito, è: può configurarsi una responsabilità politica dell’assessore al ramo appartenente alla stessa parte politica dell’arrestato dirigente e delle due indagate al vertice del settore?

Sono ragionevolmente convinto che qualcuno risponderebbe di sì, ma i consiglieri di opposizione, tutti inclusi e nessuno escluso, hanno ritenuto di no. Ovviamente, nessuno ha chiesto le dimissioni del sindaco, nonostante i cartelli, selfie, whatsapp e post sui social con atti formali di carattere politico-istituzionale.

Non sono state chieste le dimissioni neanche dell’assessore all’attività anticorruzione, quello stesso vice sindaco collegato da remoto, che ha snocciolato una serie di magnifiche e progressive acquisizioni fatte dal Comune grazie al suo decisivo impulso.

Senonchè, visti gli effetti, quei provvedimenti assomigliano, molto da vicino, alle gride di cui si discorre copiosamente, secondo alcuni severi critici troppo copiosamente, nel primo capitolo dei Promessi Sposi di Manzoni.

Sarà anche per la loro capacità di restare attuali nonostante lo scorrere del tempo, che il ministro Valditara abbia deciso, di fatto, di eliminarne lo studio? Certo che i potenti, ai tempi del Viceregno spagnolo, erano bravi a nascondere la loro impotenza o indolenza o incapacità dietro montagne di scartoffie in forma di inutili gride. Ovviamente ciò accadeva nel XVII secolo.

Ma il sindaco, benchè, salvo qualche strillo qua e là e qualche punzecchiatura di spillo, non sia stato attinto da alcuna richiesta di dimissioni o meglio da qualsiasi istanza “tout court”, per il semplice fatto di dover stare in consiglio a parlare del dirigente suo capo di gabinetto e suo sodale di partito, arrestato in flagranza di concussione, si è imbufalito ed ha dato il “meglio” di sé, anche in senso di “dialettica” politica, usando più volte l’elegante verbo “fottere”, che deve assurgere, in qualche misura, a cifra lessicale specifica di questa amministrazione, sia nella diatesi attiva, che nelle diatesi passiva e riflessiva.

Per oltre mezz’ora ha sermoneggiato, accusando, avvertendo, alludendo, infarcendo il suo motteggiare di lampi episodici di cui è difficile, quantomeno per chi scrive, cogliere il senso razionale complessivo. Ha confuso assoluzioni e prescrizioni, arresti e divieti di dimora, reati abrogati con reati non commessi, mescolando governi, amministrazioni di altre provincie o di altre regioni, fatti degli anni 90 con fatti odierni, congiuntivi e indicativi, narrazioni e invettive in un, impossibile da riassumere, minestrone indigeribile che, chi vuole, andrà ad ascoltare sul canale youtube o sul video qui pubblicato.

Ciò che è certo è che ha dichiarato estinto il campo largo a Benevento, rivendicando la sua volontà di realizzarlo “in campo nazionale”! Cosa intenderà costui per nazione, visto che a un centinaio di chilometri da questa landa infelice non ne giunge segno, è tutto da scoprire.

Credo di poter terminare, ripetendo pressappoco le ultime righe del mio precedente intervento in argomento: “Quel che è certo è che la situazione emersa fa pensare più al feudalesimo che ad un’amministrazione di un capoluogo di provincia di uno Stato democratico”.

Avv. Gino De Pietro



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