Urbanistica-Edilizia

Sanav, sequestrato l’impianto per il trattamento dei fanghi

L’impianto era fermo da martedì 13 febbraio per i controlli dei Carabinieri e subito si erano interrotte le emissioni maleodoranti.

Post del 20 febbraio 2024

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento su richiesta della Procura della Repubblica ha ordinato oggi 20 febbraio, il sequestro degli impianti utilizzati dalla SANAV di Ponte Valentino per il trattamento dei fanghi prodotti da rifiuti liquidi pericolosi.

Ecco il comunicato della Procura:

Nel pomeriggio odierno, all’esito di una attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, militari della Compagnia Carabinieri di Benevento hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo dell’impianto di essiccazione e dei 14 containers scarrabili per rifiuti contenenti fanghi essiccati e da essiccare di una azienda di trattamento dei rifiuti beneventana emesso dal GIP, su richiesta della Procura, ritenendo la sussistenza del fumus commissi delicti in relazione all’art. 29 quattuordecies c. 3 d.lgs. 152/06 e il pericolo che la libera disponibilità di quanto in sequestro potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di ulteriori reati, essendo l’impianto in funzione.

Tale sequestro veniva disposto dopo che nella mattinata del 13.02.2024, militari della Compagnia Carabinieri di Benevento davano esecuzione ad un decreto d’ispezione di luoghi e di cose presso un’azienda dell’area industriale che si occupa dell’attività di depurazione e recupero di rifiuti liquidi speciali pericolosi e non pericolosi, raccolta e depurazione acque di scarico emesso dalla Procura della Repubblica di Benevento.

Al termine delle operazioni, la P.G. procedeva al sequestro preventivo d’urgenza dell’impianto di essiccazione e di quattordici cassoni contenenti fango essiccato e da essiccare, per inosservanza delle prescrizioni indicate nell’autorizzazione per la gestione dei rifiuti.

Le attività svolte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Benevento, con l’ausilio dell’ARPAC e di un consulente tecnico nominato dall’Ufficio di Procura, si focalizzava sull’impianto di essiccazione dei fanghi derivanti dal trattamento di rifiuti speciali liquidi (pericolosi e non pericolosi), in funzione all’interno di un capannone ove veniva rilevata la presenza di un macchinario per l’essicazione dei fanghi.

Gli operanti riscontravano la presenza nell’impianto di fanghi di diverso tipo in assenza di tracciabilità, nonché la commistione di alcuni di essi senza alcuna prova analitica che fosse in grado di evidenziare la similitudine della loro natura e una verosimile miscelazione e gestione illecita dei rifiuti.

L’intera area con i cassoni presenti e veniva sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza da parte dei Carabinieri.
La Procura di Benevento richiedeva al Giudice per le Indagini Preliminari la convalida del sequestro d’urgenza e l’emissione di decreto di sequestro preventivo, il GIP, convalidato il sequestro d’urgenza, disponeva il sequestro preventivo oggi eseguito.

Il provvedimento eseguito è una misura reale disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, ed i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Benevento, 20 febbraio 2024

Diga di Campolattaro, Asea riconosce: “non si può fare la galleria sotto la frana”

Regione e Ministero hanno appaltato i lavori per 700 milioni di euro senza tener conto della perizia, segnalata da Altra Benevento, sul movimento franoso in sponda destra

Post del 19 febbraio 2024

Giovanni Mastrocinque, presidente di ASEA, la società della Provincia che ha in gestione la Diga di Campolattaro ha dichiarato a LabTV che è necessaria una variante al progetto per l’utilizzo dell’acqua perchè la galleria sotteranea non si può realizzare sotto la frana della sponda destra.

Segnalammo questo problema un anno fa, il 15 febbraio 2023, denunciando pubblicamente che i tecnici incaricati dalla Provincia avevano accertato con una apposita perizia, di cui nessuno voleva parlare, la frana non stabilizzata con i pericoli connessi.

Spiegammo allora, carte alla mano, che il progetto della Regione Campania per l’utilizzo di 100 milioni di metri cubi d’acqua akll’anno prevede che proprio sotto quei terreni in “lento movimento” dovrebbe essere costruita la galleria di sette chilometri per la potabilizzazione.

Come normalmente accade, le forze politiche hanno fatto finta di non aver capito, qualche amministratore minacciò la solita querela per diffamazione o procurato allarme, la stampa locale ha in gran parte ignorato la questione.

La Regione Campania e il Governo, nonostante le segnalazioni ufficiali di Altra Benevento, hanno scelto le ditte e appaltato i lavori (vanto del presidente De Luca e del ministro Salvini) ma ora dovranno studiare la variante per cambiare il percorso del traforo per portare l’acqua al potabilizzatore di Ponte.

Si rischia, come da noi pranunciato, di spendere milioni di soldi pubblici per appalti, varianti e contenziosi, senza realizzare l’opera.

Per questo motivo insistiamo nel chiedere che tutta l’acqua dell’invaso sia utilizzata per irrigare i campi e sostenere l’agricoltura, senza realizzare la galleria vicino la frana e il potabilizzatore che dovrebbe servire acqua alla provincia di Caserta.

Gabriele Corona, movimento “Altra Benevento è possibile

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Benevento, la città come organismo vivente

Per aprire il dibattito sul nuovo Piano Urbanistico Comunale segnaliamo il libro “Fitopolis la città vivente” di Stefano Mancuso

Post del 18 febbraio 2024

Si comincia a discutere a Benevento del nuovo Piano Urbanistico Comunale e le attenzioni degli addetti ai lavori si concentrano, come al solito, sul valore dei terreni, le speculazioni edilizie, il voto di scambio affari/politica.

Invece è necessario stimolare una discussione sulla città e la qualità della vita nella attuale fase di emergenza ambientale.

Cominciamo oggi segnalando il libro di

Stefano Mancuso “Fitopolis la città vivente” editore Laterza

«In un periodo di così drastici cambiamenti, in cui la resistenza e la capacità di adattamento diventano valori fondamentali, immaginare le nostre città come organismi diffusi e in comunità con il resto del vivente, in breve immaginare le nostre fitopolis costruite come fossero delle piante, potrebbe regalare enormi vantaggi alla nostra specie e al pianeta.» Lella Baratelli

Trascriviamo la presentazione pubblicata sul sito Laterza che contiene anche una nota su Stefano Mancuso

“Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie.

Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura.

Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza.

Nel volgere di pochi decenni, l’umanità è andata incontro a una rivoluzione nelle sue abitudini ancestrali.

Senza che ce ne accorgessimo, la nostra specie, che fino a poco tempo fa viveva immersa nella natura abitando ogni angolo della Terra, ha finito per abitare una parte davvero irrisoria delle terre emerse del pianeta.

Cosa è accaduto?

Da specie generalista in grado di vivere dovunque, ci siamo trasformati, in poche generazioni, in una specie in grado di vivere in una sola e specifica nicchia ecologica: la città.

Una rivoluzione paragonabile soltanto alla transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avvenuta 12.000 anni fa.

È certo che in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è vantaggiosa.

Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile. In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa.

Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate.

Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza.

Ecco perché è diventato vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat.

Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura. Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.”

Segnaliamo anche La recensione di Lella Baratelli

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